L’Albania non estenderà oltre il 2030 l’accordo sui migranti siglato il 6 novembre 2023 tra Roma e Tirana, uno dei pilastri della strategia del governo di Giorgia Meloni per la gestione dei flussi migratori. In un’intervista rilasciata ad Euractiv.com, il ministro degli Esteri albanese, Ferit Hoxha, ha ricordato che l’accordo con l’Italia ha una durata di cinque anni, ammettendo di non essere sicuro “che ci sarà un rinnovo”. Il ministro ha osservato che l’eventuale mancato rinnovo è legato all’ingresso dell’Albania nell’Unione europea. “Tutti hanno fatto lo stesso calcolo”, ha affermato Hoxha, riferendosi alla scadenza del 2030 a cui l’Albania punta per l’adesione all’UE. “Una volta che l’Albania entrerà a far parte dell’UE, non sarà più territorio extraterritoriale, ma territorio dell’Unione Europea”, ha aggiunto.

Hoxha ha respinto le ipotesi secondo cui ciò potrebbe incentivare il governo italiano – che sostiene l’adesione dell’Albania all’UE – a non ammettere il Paese, per ottenere il mantenimento dei suoi centri. “L’Italia aveva bisogno di aiuto. Noi abbiamo aiutato. E questo non va dimenticato”, ha concluso.

In un’intervista rilasciata a Focus Europe lo scorso 7 aprile, il ministro Hoxha aveva confermato l’intenzione di Tirana di chiudere tutti i capitoli negoziali entro la fine del 2027, ribadendo il pieno allineamento alla politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. Hoxha aveva inoltre lodato il rapporto con l’Italia definendo “strategica, amichevole e cooperativa” la cooperazione con Roma, auspicando un continuo miglioramento dei rapporti. Tutte le controversie legate all’accordo

Il ministro degli Esteri albanese a Focus Europe: vogliamo chiudere tutti i capitoli sull’allargamento entro il 2027

Il chiarimento del governo albanese 

Il governo albanese ha voluto però fornire un chiarimento sulle parole del ministro degli Esteri con lo stesso premier Edi Rama che in un messaggio sul suo profilo X ha parlato di una citazione riportata in modo “fuorviante”. “A tutti i giornalisti italiani, e non solo, che mi stanno contattando riguardo a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa dopo un’intervista al ministro degli Esteri albanese: permettetemi di ribadire, con chiarezza e spero una volta per tutte, che il nostro Protocollo con l’Italia è qui per restare, per tutto il tempo che l’Italia lo vorrà”, ha chiarito Rama.

In precedenza era stato lo stesso ministro degli Esteri Hoxha a puntualizzare il contesto della citazione. “Un giornalista a Bruxelles mi ha chiesto se il protocollo tra Albania e Italia sarebbe stato rinnovato dopo la scadenza del periodo iniziale di cinque anni. Ho risposto dicendo: ‘Non sono certo, supponendo che l’Albania sarà allora uno stato membro dell’Unione Europea e la situazione sarà quindi diversa’. Così semplice. Non è una decisione, è solo pensare ad alta voce e farlo con franchezza”, ha ammesso il ministro in un messaggio su X. Per Hoxha,  “questa dichiarazione non dovrebbe in alcun modo essere interpretata come un cambiamento della posizione dell’Albania riguardo al protocollo”.

Tutte le controversie legate all’accordo con Tirana

Ratificato nel 2024, l’accordo quinquennale tra Italia e Albania sui migranti scadrà ufficialmente nel 2029 e, per proseguire, avrà bisogno di una proroga proprio a pochi mesi dalla data fissata da Tirana come obiettivo politico per l’ingresso nell’Unione europea. Il protocollo resta infatti in vigore per cinque anni ed è rinnovabile tacitamente per altri cinque, salvo disdetta di una delle due parti con almeno sei mesi di preavviso.

Fin dalla sua approvazione, l’intesa è stata presentata dal governo Meloni come un possibile modello europeo per accelerare le procedure di frontiera e i rimpatri, ma è diventata anche uno dei dossier più controversi della politica migratoria italiana, con critiche che hanno riguardato la compatibilità con il diritto dell’Unione, il rischio di esternalizzazione delle responsabilità in materia di asilo e il rapporto tra costi sostenuti e risultati effettivamente ottenuti.

Il Consiglio d’Europa aveva espresso già nel 2023 forti riserve, sostenendo che il protocollo sollevava “diverse preoccupazioni in materia di diritti umani”, inserendosi in una “preoccupante tendenza europea verso l’esternalizzazione delle responsabilità in materia di asilo”. Inoltre, le organizzazioni per i diritti umani hanno più volte contestato in questi anni l’idea che persone intercettate o soccorse in mare da autorità italiane possano essere trasferite in un Paese terzo per l’esame accelerato della domanda di protezione, pur restando formalmente sotto giurisdizione italiana.

Le controversie legali in Italia hanno poi messo in discussione l’operatività stessa del modello. I giudici italiani hanno più volte bloccato i trattenimenti nei centri albanesi, soprattutto per il nodo dei Paesi di origine sicuri e per il rapporto tra la normativa italiana e il diritto europeo.

Di fronte a queste difficoltà, il governo Meloni ha modificato la funzione delle strutture: da centri destinati all’esame accelerato delle domande di asilo di potenziali migranti soccorsi in mare, a centri di trattenimento per persone già destinatarie di provvedimenti di rimpatrio.

Uno degli ultimi sviluppi legati al dossier risale allo scorso 23 aprile, con l’avvocato generale presso la Corte di giustizia dell’Unione europea, Nicholas Emiliou, che nelle sue conclusioni ha sottolineato che il protocollo tra Italia e Albania può essere compatibile con il diritto dell’Unione europea, ma solo a condizione che vengano pienamente rispettati i diritti fondamentali delle persone coinvolte.

Questo articolo è stato aggiornato con i commenti del premier albanese Edi Rama e del ministro degli Esteri Ferit Hoxha.

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